|
Ho scritto “Un anno senza canzoni” per raccontare la solitudine e la profonda infelicità di una ragazzina apparentemente non a rischio. E’ intelligente, bellina, brava a scuola, non beve e non si droga, ha una famiglia senza problemi economici. La solitudine degli adolescenti è un tema che mi commuove molto, per conseguenza questo è un libro molto diverso da altri che ho scritto. Io sono timida, e certo non sono tagliata per esprimere la mia commozione tanto che, a volte, penso di aver proprio sbagliato mestiere. Uno scrittore deve spiattellare i propri intimi sentimenti in modo molto più immediato di quanto facciano pittori o musicisti. Noi ci scopriamo in caratteri neri su carta bianca, in parole contenute nel dizionario. Ci si può mascherare un po’ dietro a varie forme di sperimentazione, ma un lettore mediamente accorto ci becca subito. Per questo “Un anno senza canzoni” – certo il mio libro più tragico - è forse anche quello più divertente. C’è qualcuno che si ricorda “Zazie dans le Métro”. Era una vicenda che si svolgeva in un ambiente tragico e si concludeva con una carneficina. L’autore aveva la massima partecipazione per la sua storia, la massima simpatia per i suoi personaggi eppure il romanzo era irresistibilmente spiritoso. E’ come uscire nel bosco da soli, al buio, e fischiare per darsi coraggio.
Lettera di Anna MariaGentile signora Duranti, non ci conosciamo: ci siamo soltanto sfiorate una volta in occasione di una delle interviste che faceva Elkann. Io mi ricordo di lei, è improbabile che lei si ricordi di me. Volevo solo dirle che ho appena finito di leggere il suo ultimo libro "Un anno senza canzoni". E che l'ho trovato straordinario. Potrei riempire di una serie di motivazioni la scelta di questo agggettivo, per esempio la freschezza, assolutamente giovanile del linguaggio, ma soprattutto la capacità di entrare con estrema verità, coraggio e partecipazione, dentro a un problema, quello della solitudine giovanile al femminile, ambientata ai giorni nostri, ma altrettanto vera ieri e persino l'altro ieri, quando le adolescenti eravamo noi. Bello il suo libro. Bella e coraggiosa la verità, sempre censurata e autocensurata, del rapporto di un'adolescente (femmina) con la sessualità. Vorrei dirle tante altre cose. Scelgo di dirle solo grazie, non più e non tanto da parte mia che l'età giovanile l'ho superata da tempo, ma da parte delle figlie e delle sorelle più giovani: i libri hanno una ragione di essere scritti, pubblicati e letti se finalmente aiutano a sentirsi meno soli, se escono dal coro, se trovano modi di superare l'oramai quasi insuperabile barriera dei luoghi comuni che purtroppo infesta anche quelli che impropriamente vengono definiti e venduti come "libri". Grazie quindi. Complimenti, e moltissimi auguri. Anna Maria Mori Commento di Mirko Salve, sono un ragazzo di 31 anni ed ho appena terminato di leggere il suo libro UN ANNO SENZA CANZONI.....e mi è piaciuto moltissimo. Mi ha dato molto ed essendo coetaneo della protagonista ho fatto un balzo indietro nella mia vita e mi sono ritrovato in quei modi e tempi vissuti in adolescenza. Etichette, codici, giudizi, instabilità, senso di abbandono, solitudine e illusioni.......In quegli anni ci si trova veramente alla deriva di tutto....credo sia il momento della vita + intenso e meno razionale che si possa vivere...credo sia come stare dentro ad un flipper. Mi è piaciuto come lei descriva il rapporto con il sesso della protagonista...e credo che sia davvero così....se solo noi uomini riuscissimo a capirlo.... |
|
E’ il giorno di Natale e sono ancora tutti qui a Gattaiola, Lucca, gli uccellini che da due anni cerco di classificare. Ho guardato sui miei libri che tengo in Italia, compresi alcuni acquistati nel corso dei miei viaggi (Guida agli uccelli d’Europa, di Peterson, Mountfort e Hollom; Birds of East Africa, di Williams e Arlott; Uccelli del mondo, di Harrison e Greensmith; Birds of India, di Grewal, Monga e Wrigt). Quelli sugli uccelli americani e australiani sono in questo momento nel mio appartamentino di New York. Ho consultato tutto quello che potevo, perché si sa che molti animali un tempo esotici stanno arrivando alle nostre latitudini. |
Non è piaciuto neppure a me il famoso discorso sul diventar “meticci”. Non mi è piaciuta la scelta della parola incriminata, non mi è piaciuto lo spazio agli equivoci che il Presidente del Senato ha lasciato con il suo linguaggio più accademico del necessario Se scendeva un po’ dal susino mettendola giù più liscia, non avrebbe suscitato quel vespaio. Siccome è un uomo intelligente mi domando se non abbia fatto apposta; ma a che pro? In ogni caso, se ho capito bene quello che voleva dire, può essere persino che io sia in gran parte d’accordo con lui. Lasciatemi provare a dire in che modo. La prenderò un po’ larga, ma – spero – mi manterrò comprensibile. |
Voterò Sì ai quesiti del prossimo referendum, perché penso che la legge sulla procreazione assistita sia troppo restrittiva e sotto certi aspetti illogica e contraddittoria. D’altra parte capisco benissimo chi sceglierà di stare a casa per far fallire il referendum. Non capisco invece chi voterà contro. Mi sforzo sempre di rispettare le ragioni di chi vuole cose diverse da quelle che voglio io, e su questi temi così delicati più che mai, ma mi dite cosa vogliono quelli che vanno a votare No? Si sa benissimo che il fallimento del referendum per mancanza del quorum è altamente probabile, mentre è invece chiaro che se ci fossero i numeri per renderlo valido il referendum vincerebbe con una valanga di Sì. Chi vota No sceglie di tenere il piede in due scarpe, si siede sul crinale e fare l’occhietto di qua e di là, vuole piacere a tutti. A quelli del No dice: “sono con voi, ho votato No”. A quelli del Sì dice: “sono con voi, ho evitato che fallisse il vostro referendum, vi ho dato la possibilità di far sentire la vostra voce. Sia quel che sia sarò comunque dalla parte dei vincitori. Guardatemi, sono da bosco e da riviera, il mio sedere è adattabile a qualunque poltrona”. Contro questa posizione del vorrei e non vorrei non posso battermi perché non la rispetto, perché è una non-idea che non vale una battaglia Ma c’è una cosa su cui vorrei battermi fino a convincere tutti della mia convinzione, una cosa di cui non si parla ancora, ma che potrebbe venir fuori. |
|
LA SUA VITA SCORRE TRA LA CAMPAGNA LUCCHESE E NEW YORK, COME MAI QUESTA SCELTA COSÌ, APPARENTEMENTE, DIVERSA DI DUE LUOGHI TENDENZIALMENTE OPPOSTI IN CUI VIVERE? Li ho scelti proprio perché sono diversi. Da una parte la campagna, un mondo piccolo dove conosco tutti; dall’altra l’Atene dei nostri giorni, dove si decidono e dove accadono le cose. IL 15 OTTOBRE È USCITO IL SUO ULTIMO LIBRO EDITO DA MARSILIO, L’ULTIMO VIAGGIO DELLA CANARIA, UN ROMANZO DI GRANDI PASSIONI POLITICHE E FAMILIARI, CE NE VUOLE PARLARE? E’ la storia della mia famiglia nel periodo che va dalla partenza dei 1000 all’attentato a Togliatti. La mia essendo una famiglia mischiata con la politica, la cultura religiosa, la finanza, l’ industria, il libro diventa un po’ anche la storia d’Italia di quegli anni. |
L'ULTIMO VIAGGIO DELLA CANARIA È UNA GRANDE SAGA FAMILIARE: QUANTO C'È DI BIOGRAFICO E QUANTO DI ROMANZESCO? Di biografico c’è tutto quello che è connesso con la storia d’Italia di quel periodo. Nella mia famiglia molti personaggi erano coinvolti in tanti diversi aspetti della vita pubblica: dalla marineria alla politica, alla religione, alla cultura, all’ industria, alla finanza, all’arte. Quindi il libro è anche la storia d’Italia di quel periodo. Sotto quell’aspetto ho cercato, anche nelle vicende private, di essere scrupolosamente fedele ai fatti documentati. Ma poiché il romanzo è prevalentemente la storia di cinque rapporti coniugali, è chiaro che per quella parte ho dovuto lavorare di fantasia, dato che nei letti matrimoniali della famiglia non potevo entrare, o perché non ero ancora nata, o perché comunque non è un luogo dove gli estranei sono ammessi. Lì sono andata per congetture, sia pure basandomi su quello che ritengo un fatto certo: che quel tempo, quella classe sociale, quella città e forse anche quella famiglia o quel tipo di famiglie in particolare riuscissero, attraverso l’educazione, a impedire lo sviluppo di un sano e felice eros femminile. |
|