Non è piaciuto neppure a me il famoso discorso sul diventar “meticci”. Non mi è piaciuta la scelta della parola incriminata, non mi è piaciuto lo spazio agli equivoci che il Presidente del Senato ha lasciato con il suo linguaggio più accademico del necessario Se scendeva un po’ dal susino mettendola giù più liscia, non avrebbe suscitato quel vespaio. Siccome è un uomo intelligente mi domando se non abbia fatto apposta; ma a che pro? In ogni caso, se ho capito bene quello che voleva dire, può essere persino che io sia in gran parte d’accordo con lui. Lasciatemi provare a dire in che modo. La prenderò un po’ larga, ma – spero – mi manterrò comprensibile.
Non so quanti siano percentualmente, negli Stati Uniti, i WASP (bianchi , anglosassoni e protestanti). Pochi, certamente. I discendenti di quegli emigranti europei che per primi hanno posto le fondamenta della più grande democrazia del mondo sono sicuramente ormai una minoranza, eppure lo spirito di quella nazione appare solidamente ancorato ai principi della Dichiarazione dei Diritti. Certo, in USA come in tutto l’Occidente molte cose dalla fine del diciottesimo secolo a oggi sono cambiate, ma paradossalmente è anche questo un segno di continuità, perché la predisposizione al cambiamento è un elemento intrinseco da sempre alla cultura occidentale. Per i Padri Pellegrini, come per Socrate, per Voltaire e persino – con maggior cautela e lentezza – per la Chiesa Cattolica - non si pensa una volta per tutte, ma su tutto si ripensa di epoca in epoca, di circostanza in circostanza. Ci si evolve, ci si ricrede, si chiede persino scusa. Si scoprono , attorno a noi, diritti che erano talmente schiacciati da non riuscire neppure ad apparirci come tali. E dopo che si sono scoperti si inizia a rispettarli. Allo stato attuale di questo fiume mutevole che è la nostra cultura, con buona pace di quelli che ci ricordano a ogni passo le infamie d’antan - crociate, deportazioni di schiavi, discriminazioni - l’Occidente vive in un sistema che, con piccole differenze locali, è fondato su democrazia e libertà. Perfettibile, certamente. Dateci tempo: miglioreremo via via che ce ne renderemo conto. Fin qui sarebbe la scoperta dell’acqua calda, se non fosse che di questo punto – cioè della disponibilità al cambiamento come elemento di continuità occidentale – nessuno parla mai, e nessuno sottolinea che l’Islam, sotto questo aspetto è l’opposto. Cito da "Science and civilization in Islam" di Seyyed Hossein Nasr, uno studioso nato ed educato in Iran, poi laureato ad Harvard, docente di Storia della Scienza all’Università di Teheran: "Per i mussulmani la storia è una successione di elementi accidentali i quali non incidono in alcun modo sui principi atemporali dell’Islam. Essi sono interessati più alla conoscenza e alla 'realizzazione' di questi principi che non a coltivare l’originalità e il mutamento come virtù intrinseche. Il simbolo della civiltà islamica non è un fiume che scorre bensì il cubo della Kaaba, la cui stabilità simboleggia il carattere permanente e immutabile dell’Islam." Lasciamo da parte l’emergenza terrorismo, che non riguarda l’intero Islam. L’altra emergenza è che oggi si tratta di accogliere in seno a una civiltà predisposta al cambiamento un’altra che invece ha carattere permanente e immutabile... E’ lecito domandarsi quali scenari si prospettino, soprattutto se, demograficamente, la civiltà ospitante, quella che cambia, è a crescita zero mentre la civiltà ospite, quella immobile, è molto prolifica. Di più : se tanta parte di quella che cambia è, in questo periodo, sciocchina, girotondina, con un’etica basata su due soli principi "me va" e "nun me va", in un giulebbe indiscriminato di volemose bene. Ma anche la parte più adulta della nostra società deve, come hanno fatto gli Stati Uniti, accettare nuovi arrivati in casa nostra. Dobbiamo anzi farlo meglio di quanto all’inizio abbiano fatto loro, perché sia noi che loro nel frattempo siamo cambiati. Dobbiamo farlo con maggior rispetto. Non dobbiamo discriminare i nuovi arrivati né sfruttarli. Non dobbiamo stimarli meno perché la loro pelle è più scura della nostra o perché non mangiano maiale. Dovremmo anzi essere lieti che ci insegnassero a fare un migliore cous cous, a parlare senza alzar la voce, a non dire parolacce, a coltivare un maggior senso di ospitalità. E dovremmo farci insegnare tante altre cose, alcune che potrei elencare, altre che non so. E a maggior ragione se avessero ( non mi risulta, ma posso sbagliare) consuetudini o leggi che – rispetto alle nostre – ci apparissero fondate su principi di maggiore democrazia e di maggiore libertà sarebbe giusto che le imparassimo da loro. Ma, come hanno fatto gli Stati Uniti, dobbiamo stare ben attenti a non farci spingere da loro in una direzione che non vogliamo. A non accettare che si seguano, sul nostro suolo, leggi e consuetudini che non sono all’altezza di quel livello di democrazia e di libertà – certo perfettibile – a cui in da due o tre millenni siamo approdati. Dobbiamo pretendere che a chi vive nel nostro paese , che sia uomo, donna, bambino, omosessuale, vengano riconosciuti uguali diritti in ogni città, quartiere o casa del nostro paese. Nessuno deve poter essere infibulato, lapidato, costretto a sposarsi. Una donna deve aver diritto di votare, e per esercitare questo diritto non deve chiedere il permesso al marito. Altrimenti, quando, come negli Stati Uniti, gli ultimi arrivati e i loro discendenti saranno la maggioranza, ti saluto l’Occidente.
|