Voterò Sì ai quesiti del prossimo referendum, perché penso che la legge sulla procreazione assistita sia troppo restrittiva e sotto certi aspetti illogica e contraddittoria. D’altra parte capisco benissimo chi sceglierà di stare a casa per far fallire il referendum. Non capisco invece chi voterà contro. Mi sforzo sempre di rispettare le ragioni di chi vuole cose diverse da quelle che voglio io, e su questi temi così delicati più che mai, ma mi dite cosa vogliono quelli che vanno a votare No? Si sa benissimo che il fallimento del referendum per mancanza del quorum è altamente probabile, mentre è invece chiaro che se ci fossero i numeri per renderlo valido il referendum vincerebbe con una valanga di Sì. Chi vota No sceglie di tenere il piede in due scarpe, si siede sul crinale e fare l’occhietto di qua e di là, vuole piacere a tutti. A quelli del No dice: “sono con voi, ho votato No”. A quelli del Sì dice: “sono con voi, ho evitato che fallisse il vostro referendum, vi ho dato la possibilità di far sentire la vostra voce. Sia quel che sia sarò comunque dalla parte dei vincitori. Guardatemi, sono da bosco e da riviera, il mio sedere è adattabile a qualunque poltrona”. Contro questa posizione del vorrei e non vorrei non posso battermi perché non la rispetto, perché è una non-idea che non vale una battaglia Ma c’è una cosa su cui vorrei battermi fino a convincere tutti della mia convinzione, una cosa di cui non si parla ancora, ma che potrebbe venir fuori.
Supponiamo che il referendum fallisca e la legge rimanga. Supponiamo che si pensi di usare questo fallimento come primo passo per ripristinare la legge che proibiva l’aborto. Anche questo legittimo. Per carità, ognuno ha diritto di lottare per quello che ritiene giusto. Però, però. Cari antiabortisti, è a voi che mi rivolgo. Io ho votato a favore dell’aborto, ma la vostra posizione è nobilissima e non mi sogno di attaccarla. E’ sacrosanto che facciate una crociata per convincere le coscienze che non si deve abortire, ma dovete essere realisti: su questo certo non si tornerà indietro, e in Italia l’aborto non sarà mai più probito per legge. E’ troppo evidente, oggi più che mai con il progresso delle tecniche, che le donne che vorranno abortire lo faranno, legge o non legge. In Italia o all’estero, in ospedale o con la mammana, lo faranno. Lo stato deve , se può, mettere le donne in condizioni di tenere il loro bambini; altrimenti deve assicurare che l’aborto sia senza rischi, gratuito e raro. E lo continuerà a fare, non vi illudete. Non buttate via il vostro e il nostro tempo su questa, che è una battaglia per noi vinta e per voi perduta in partenza. Ma soprattutto non cercate di vincerla, come state facendo oggi a proposito della fecondazione assistita, col disquisire se un ovulo fecondato è persona, se è solo vita o cos’altro. E’ una disputa in cui ci si può cacciare solo spinti da fondamentalismo laico o religioso, e dalla quale non si esce mai né vinti né vincitori. Non ha senso far la conta di quanti scienziati sono da una parte e quanti dall’altra, dato che il problema è religioso, filosofico, Anzi, addirittura lessicale, come dire :io questo colore lo chiamo azzurro e tu lo chiami celeste. Invece, per amore del nostro paese, spostate più indietro la vostra trincea, perché in quella trincea siamo in tanti disposti a morire insieme a voi. Conosco bene gli Stati Uniti, dove l’estrema litigiosità e violenza di entrambe le parti contendenti, soprattutto degli antiaboristi, sulla questione, ha creato due posizioni forsennatamente radicalizzate. Tale è stato il furore sulla irresolubile contesa “vita o non vita” che gli abortisti, dopo aver vinto, hanno voluto stravincere e hanno finito per imporre anche la teoria secondo cui il prodotto del concepimento va considerato parte del corpo della donna e diventa persona solo dopo la sua uscita dal grembo. Ecco perché in USA viene praticato regolarmente quello che chiamano il late term abortion, o D&X (dilate & extract). Questo sistema consente alla donna di abortire senza limiti di tempo, anche fino all’ultimo giorno di gravidanza. In questo caso la faccenda funziona così: il medico dilata il collo dell’utero e inserisce un ago nel cranio del bambino allo scopo di succhiare via il cervello. A questo punto pare che la testa, ormai svuotata, si collassi e rimpicciolisca, in modo che tutto quanto può essere agevolmente estratto e gettato nella spazzatura. Vogliamo imbarbarirci a questo punto anche noi? Vogliamo uccidere, sia pure nella pancia della mamma, un bambino già formato, che si succhia il dito, che reagisce beatamente alla musica dolce, sobbalza ai rumori improvvisi, sogna? Tocca a voi decidere: se proibite tutto quello che va contro alla procreazione, facendo poca o nessuna differenza tra l’uso del preservativo, la eliminazione di un uovo fecondato, l’aborto entro il terzo mese da una parte e l’infanticidio dall’altra (e se su questo sarete battuti, come sarete) chi fermerà la corsa in avanti di qualche sconsiderato abortista d’assalto verso l’orribile traguardo del D&X? Ci sono Padri e Dottori della Chiesa che queste differenze le hanno fatte, perché non vi decidete a ritirarle fuori? Vi supplico, non chiedete troppo, chiedete solo il giusto, questo solo vi permetterà di essere inflessibili. Noi non abbiamo la pena di morte, non abbiamo l’uccisione di stato, per fame e per sete, di una povera cerebrolesa, per il resto sanissima, non abbiamo il D&X. Noi abbiamo invece, per ora, una cultura che istintivamente rispetta la vita dove la vede, dove la percepisce emotivamente. Non ci piace abortire, però – entro i termini di legge – lo facciamo con rimpianto, con dolore, ma senza dover scatenare il dottor Jeckyll acquattato dentro di noi. Se doveste di nuovo costringerci alla difesa di questo diritto, qualcuno dei vostri avversari, sulla spinta della lotta (e della vittoria) politica potrebbe cercare, nel difenderlo, di portarlo più avanti, fino al limite del D&X. E se dovesse aver successo questo sarebbe la fine della civiltà come noi la intendiamo.
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