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LA SUA VITA SCORRE TRA LA CAMPAGNA LUCCHESE E NEW YORK, COME MAI QUESTA SCELTA COSÌ, APPARENTEMENTE, DIVERSA DI DUE LUOGHI TENDENZIALMENTE OPPOSTI IN CUI VIVERE? Li ho scelti proprio perché sono diversi. Da una parte la campagna, un mondo piccolo dove conosco tutti; dall’altra l’Atene dei nostri giorni, dove si decidono e dove accadono le cose. IL 15 OTTOBRE È USCITO IL SUO ULTIMO LIBRO EDITO DA MARSILIO, L’ULTIMO VIAGGIO DELLA CANARIA, UN ROMANZO DI GRANDI PASSIONI POLITICHE E FAMILIARI, CE NE VUOLE PARLARE? E’ la storia della mia famiglia nel periodo che va dalla partenza dei 1000 all’attentato a Togliatti. La mia essendo una famiglia mischiata con la politica, la cultura religiosa, la finanza, l’ industria, il libro diventa un po’ anche la storia d’Italia di quegli anni.
LA FIGURA DI ELEONORA, IN QUESTO SUO ULTIMO ROMANZO, MI RICORDA QUELLA DI PENELOPE NELL’ODISSEA DI OMERO, SBAGLIO? Ha ragione. E anche lei, per legittimare la sua attesa deve ricorrere a un trucco. Nel suo caso è quello di rendersi credibile alla società conformista che la circonda seppellendo la sua natura trasgressiva sotto una maschera di convenzionalità. SALGARI SOSTENEVA CHE SCRIVERE È VIAGGIARE SENZA LA SECCATURA DEI BAGAGLI, CONDIVIDE QUESTA TESI? Io credo invece che viaggiare e scrivere siano due cose molto diverse. Per viaggiare bisogna lasciarsi cadere a capofitto nella nuova realtà che ci circonda, per scrivere bisogna sapersi distaccare. Sono due momenti di una unica operazione, forse. Il primo è come andare nell’orto a raccogliere la verdura, il secondo è mettersi ai fornelli per fare una zuppa. LA POESIA, IN PARTICOLAR MODO MONTALE, COSA RAPPRESENTA PER FRANCESCA DURANTI? Ha rappresentato molto quando ero giovanissima; ora meno. POTREBBE TOGLIERMI UNA CURIOSITÀ, COME NASCE IN LEI LA CREAZIONE DI UN SUO LIBRO? Ognuno in maniera diversa. Questo è nato da una telefonata di Suso Cecchi D’Amico, che vent’anni or sono mi ha chiamato e, senza preamboli, mi ha detto: “ma perché non scrive un libro su una famiglia?” Mi sono resa conto di aver in mano del materiale, ci ho rimuginato a lungo ed eccoci qua. E COME DOVREBBE ESSERE IL SUO LETTORE IDEALE, A PATTO CHE VE NE SIA UNO? Già il fatto di essere un lettore è una rarità, purtroppo. Quello ideale deve essere intelligente e curioso. Non ha bisogno di essere un martire votato alla noia, perché mi sforzo sempre di scrivere libri che tengano desta l’attenzione. TRA L’ALTRO, SO CHE DAL 1988 ESISTE LA SOCIETÀ LUCCHESE DEI LETTORI CHE LEI HA COSTITUITO E DI CUI È PRESIDENTE ONORARIO, DI COSA SI TRATTA ESATTAMENTE? Di un gruppo di lettori che invitano ogni anno 12 autori con un libro di nuova pubblicazione. Discutono con l’autore e poi tra di loro e alla fine della stagione votano per una terna di finalisti. La terna viene di nuovo invitata e nel corso di una bella festa i soci votano per il vincitore assoluto. COME SONO I SUOI RAPPORTI CON IL MONDO DI INTERNET? Uso molto la posta elettronica. Ho un sito. Leggo i giornali. UN’ULTIMA DOMANDA, CHE CONSIGLIO SI SENTIREBBE DI DARE AI GIOVANI AUTORI CHE VORREBBERO VEDER PUBBLICATE LE LORO OPERE? Il consiglio è quello di essere fortunati. Fortunati a trovare un editore, fortunati a suscitare – da sconosciuti – l’attenzione di alcuni buoni critici, fortunati a vendere le prime 5000 copie, in modo che ci possa essere l’inizio di un passa-parola. Per il resto ci vuole talento e un lavoro regolare, perché la letteratura difficilmente campa i suoi cultori.
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