Francesca Duranti - Pensieri e parole

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Un anno senza canzoni - l'ultimo libro di Francesca Duranti
Inizia il millennio e il giorno di ferragosto, la ragazzina Giulietta comincia a scrivere il suo diario: è a Milano da sola e per vincere la malinconia, il senso di abbandono, l’assenza di amici e parenti ripercorre l’itinerario della sua adolescenza...
 
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Intervista su "L'ultimo viaggio della Canaria" PDF Stampa E-mail
di Francesca Duranti   
L'ULTIMO VIAGGIO DELLA CANARIA È UNA GRANDE SAGA FAMILIARE: QUANTO C'È DI BIOGRAFICO E QUANTO DI ROMANZESCO?
Di biografico c’è tutto quello che è connesso con la storia d’Italia di quel periodo. Nella mia famiglia molti personaggi erano coinvolti in tanti diversi aspetti della vita pubblica: dalla marineria alla politica, alla religione, alla cultura, all’ industria, alla finanza, all’arte. Quindi il libro è anche la storia d’Italia di quel periodo. Sotto quell’aspetto ho cercato, anche nelle vicende private, di essere scrupolosamente fedele ai fatti documentati. Ma poiché il romanzo è prevalentemente la storia di cinque rapporti coniugali, è chiaro che per quella parte ho dovuto lavorare di fantasia, dato che nei letti matrimoniali della famiglia non potevo entrare, o perché non ero ancora nata, o perché comunque non è un luogo dove gli estranei sono ammessi. Lì sono andata per congetture, sia pure basandomi su quello che ritengo un fatto certo: che quel tempo, quella classe sociale, quella città e forse anche quella famiglia o quel tipo di famiglie in particolare riuscissero, attraverso l’educazione, a impedire lo sviluppo di un sano e felice eros femminile.

EPPURE ELEONORA ERA UNA DONNA MOLTO PASSIONALE...
E’ vero. Quella è l’eccezione che conferma la regola. Infatti Eleonora, orfana e allevata dalla Balia Umilina, una specie di strega di paese, cresce “normale” proprio perché è una specie di corpo estraneo nella famiglia.

QUAL È IL PERSONAGGIO A CUI È PIÙ LEGATA E PERCHÉ?
Quello di mia madre. Una madre ben poco tradizionale, con la quale ho litigato sempre. Solo dopo che è morta mi sono accorta di quanto fosse forte, simpatica, stravagante, coraggiosa. Non potevo pretendere che fosse anche una coccolona.

CHE RAPPORTO HA CON LA CITTÀ DI GENOVA?
Ci ho vissuto solo i primissimi anni della mia vita e ho pochi contatti con la città. Mi intimidisce un po’. Quando ci vado, in genere per un matrimonio o per un funerale, ho sempre paura di non essere vestita in modo sufficientemente corretto, di non avere la borsa giusta, i capelli a posto. In tutto il resto del mondo faccio quello che mi pare, da quel punto di vista. Sono rimasta molto legata a uno dei cugini, il commediografo Mario Bagnara, e a un altro amico genovese, Giovanni Lo Faro, che vive a New York.

PERCHÉ VIVE A NEW YORK?
Sa che non saprei dirglielo? Forse anche un po’ per avere un periodo, ogni anno, in cui sto da sola. E naturalmente perché amo l’America. Lì percepisco quel sentimento diffuso di una patria che è e sarà sempre in formazione, a cura, spese e responsabilità dei cittadini. Non qualcosa che, come è successo a noi, ci è caduto sulle spalle da un’altezza misurabile in due millenni e mezzo, e che è com’è, e non ci si può fare niente tranne costantemente lamentarsi e dare la colpa a qualcun altro.

NEL ROMANZO SI SENTE LO SFONDO DELLA GUERRA, COME VIVE QUESTO PERIODO DI CRISI INTERNAZIONALE?
Sento che sono stati commessi molti sbagli, ma anche che era una situazione in cui era difficile non sbagliare.

HA PAURA?
Ho delle paure irrazionali – i topi, i pipistrelli. Ma per le cose serie sono abbastanza coraggiosa.

QUAL È LA SUA PIÙ GRANDE PASSIONE?
I fenomeni naturali nel senso più ampio della parola. Marte che quest’estate quasi si toccava, il martin pescatore che vive nel mio giardino, la stravagante vegetazione del continente australiano, la volpe che abbaia davanti alla mia finestra alle 3 del mattino, un ago di istrice lungo 30 centimetri che ho trovato nell’orto.

LE PIACE VIAGGIARE?
Sì, ma soprattutto mi piace stare nei posti un po’ a lungo. Vivere in un appartamentino, farmi la spesa, girare in metropolitana o in autobus. Una settimana in albergo mi sembra quasi la stessa cosa dovunque uno vada.

IL SUO RAPPORTO CON IL MARE?
E’ un’altra delle cose di cui ho abbastanza paura. Anche questa è in gran parte irrazionale, ma forse non del tutto, visto che tanti miei antenati sono sepolti lì in fondo.

CHE LIBRO STA LEGGENDO?
Le memorie di Churchill.

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